L’INCUBO DI HILL HOUSE
Premessa doverosa: se guardo mezzo film di Dario Argento non dormo per una notte intera e se anche solo sento la voce di Samara sussurrare nella cornetta: “Sette giorni”, sono capace di credere che quella lì ce l’ha su con me, proprio con me medesima.
Qualche mese fa meditavo su quale podcast ascoltare. Capito sul sito di Michela Murgia, dove si trovano storie di ‘Morgane, ragazze che tua madre non approverebbe’.
Avevo ascoltato in precedenza la storia di Angela Merkel e Moana Pozzi (sì, il politico e il profano shakerato amabilmente) ed ecco che nella lista dei personaggi scelti trovo lui, il LUI dell’horror: Stephen King.
Cosa ci combina un uomo nella lista delle donne eccezionali della Murgia?
Fatto sta che dopo una doccia di dieci minuti ero lanciata e gasatissima. Dovevo leggere un horror, ma uno coi fiocchi e poi arrivare a Stephen. E siccome a lui volevo arrivare, sono partita dalla sua maestra: Shirley Jackson.
Ragazzi, avvinta dal primo rigo, come non mi accadeva da anni (non sono una tipa che ha spesso colpi di fulmine letterari).
Il romanzo risponde a una delle domande più semplici che tutti prima o poi ci poniamo quando guardiamo un film sulle case infestate da oscure presenze: perché rimanere? Perché?
Eh. E perché no?
Non è solo un horror, questo romanzo di una scrittrice poco conosciuta ma incredibilmente valida nata nel 1916. E’ un viaggio esasperante nell’unione perversa che si instaura tra un casa posseduta e un’anima ricettiva come quella della protagonista, Eleanor, una ragazza perfetta per quella casa e per quella sua fine inevitabile.
Unico punto debole del racconto: il finale, forse un po’ troppo veloce, ma comunque efficace.
Un romanzo avvincente che non vi mollerà più (come Hill House con la sua Eleanor).
Brivido…
Scrittrice: Shirley Jackson









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